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2° Concorso internazionale

Centro d' Arte e Cultura
La Tavolozza


con il patrocinio del Consiglio Regionale della Regione Liguria, della Provincia di Imperia, del Comune i Ospedaletti, del Comune di Santo Stefano al Mare

PRESENTA

2° Concorso Internazionale

Valori Sacri nell’Arte Contemporanea

Villa Ormond - Sanremo
dal
18 dicembre 2005
al 6 gennaio 2006

 

 
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L'Arte visiva nel terzo millennio

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L’arte, sin dai tempi antichi, è “avvertita” come percezione visiva, tattile ed uditiva delle variegate elaborazioni del pensiero che distingue ed eleva l’attività umana. E nel manifestare l’ispirazione della fantasia, materializzata dall’estro e condizionata dalle riflessive e razionali determinazioni cui perviene l’ingegno, si rivela nel prodotto ideato e creato con una originale configurazione, sulla base delle “regole” studiate, approfondite e codificate dall’esperienza - il cosiddetto “mestiere” - adattate alle proprie esigenze espressive. E’ questa la ragione per cui le opere suscitano e trasmettono emozioni, sensazioni, messaggi - diversi per le culture e le sensibilità dell’artista e del fruitore - codificati in parole, suoni e percezioni sintetizzati, nella tipica espressività dell’esecutore, ed esaltati da interpretate cromie. Le armonie “avvertite”, trasmesse dai “percorsi tracciati” dai segni grafici e pittorici o insite nelle evidenti ambientazioni prospettiche e nella tridimensione scultorea, manifestano all’impatto immediato, visivo e/o uditivo, la sintesi concettuale, quasi tattile, dell’autore rivelando i valori estetici espressi. La gamma delle arti, pur nell’ampia, diversa ma sincrona complementarietà, partecipa l’insita “comunicazione”, tramite propri ideogrammi tracciati - per una lettura coerente che fa riferimento a linguaggi, codici e tecniche, consueti perché noti - in un linguaggio affascinante e comprensibile, mediante la forma scritta (poesia, narrativa, saggistica), movimentata (gestuale, mimica, performances, cinematografica, spettacolare, teatrale), uditiva (declamativa, musicale, vocale), visiva (pittorica, miniaturale, design, grafica, incisione, mosaico, scultura, ceramica, cesello), ma anche di molte altre espressioni elaborate e concretate dal cogito.

Nelle “arti liberali”, espresse dalle attività di ordine intellettuale, a differenza di quelle riproduttive anche se di raffinata impronta artigianale, non vi sono limiti o confini già delineati o predefiniti, dal momento che si evidenziano in schemi, in assetti e strutture dalla visualità interdipendente, complementare ed interattiva. Queste “avvertite” sensazioni - se non si vuole tenere conto di quelle extrasensoriali suscitate dal manufatto, non sempre recepite e gradite - a volte partecipano delle impressioni o danno la percezione, agli addetti e non “ai lavori”, di una profonda crisi d’identità che spesso coinvolge, con l’artista, anche la fruizione per quei concetti che provocano una discriminante repulsività perchè non immediatamente comprensibili (in alcuni casi sono anche definiti ambigui) per la mutevole pluralità dei significati, sottesi o trasmessi, non sempre recepiti negli espressi o reconditi significati. Si può attribuire una insita fraudolenza intellettuale all’innovazione portata avanti, ad ogni costo, dalle correnti di pensiero seguite alle cosiddette “avanguardie”? Anche a quelle diverse “correnti” introdotte dal futurismo” - quasi sempre prima dissacrate e poi accettate man mano che si riusciva a comprenderle - ispirate da un intellettualismo elitario, incominciate a diffondersi negli anni '60, dopo il puntinismo e l’innovativo spazialismo, culminate nello sperimentalismo ad ogni costo e nell'astrattismo spinto all’estremo?

Le ultime, per citar le più ricorrenti ed in parte note, si possono individuare nelle opere che caratterizzano la pop Art rivisitata e manipolata, la decorazione-orpello, il fumetto esasperato, l’arte digitale sprint, la grafica computerizzata, la fotografia manipolata, le arti plastiche, l’assemblare gli elementi eterogenei, l’uso dei materiali di recupero e dei “bancali”, le installazioni di ogni tipo utilizzando delle sostanze diverse, l’esasperato ed astruso concettualismo, l’inusuale ed elevato comportamentalismo, gli aspetti degenerativi della land art e della body art, le performances, la minimal art, l’arte povera, l’hard edge abstraction, la pattern painting, la post paintery abstraction, l’astrattismo post-pittorico, il sospensionismo, i graffiti logo, la littering art, la mail art, la poster art, la sticker art o arte degli adesivi, le videoproiezioni, la street art che annovera le evolutive energie per partecipare le nuove sfide nell’elaborazione stilistica della scrittura, delle lettere e dei nomi e le arti “in fieri”, alcune delle quali disorientano per l’impatto sconvolgente. Secondo la razionalità, codificata dalla tradizione, queste interpretazioni - passate, nuove ed inusuali per l’accettata consuetudine - hanno intaccato l’affermato, noto e consolidato concetto vigente sull’Arte, intesa come esaltazione della purezza, della bellezza, dei valori eccelsi nei cui significati universali facilmente ci si identifica, con immediatezza, fino a riconoscersi.Si è verificato, pertanto, uno strappo ed una grave frattura nella concettualità acquisita da alcune note personalità, in auge nel settore, e dalla comune ed indirizzata collettività, perché si è, purtroppo, interrotto il dialogo a causa dei divergenti linguaggi, alquanto astrusi e spesso al limite della razionalità, capaci di aumentare quelle distanze alimentate dall’incomprensibilità.

E’ evidente, pertanto, anche la dicotomia tra:

  • la ragione ed il sentimento;
  • gli artisti, i “creatori” che interpretando le tensioni contemporanee “producono” l’arte, ed i “fruitori”, che, ritrovandosi nel rappresentato, la “gustano” fino a bramarne l’acquisto degli “originali prodotti”;
  • l’arte, espressa dai suoi interpreti, e la realtà sociale che in essa non riesce ad identificarsi, perché il più delle volte non vi è, nell’impatto e nel confronto, un linguaggio di percezione dialogica.

Si assiste sempre più spesso, in una incredula e reattiva impotenza, ad un impatto fuorviante e poco intelligibile, per l’evidente astrusità delle elucubrazioni concettuali, senza alcun dubbio innovative e, anche se a volte molte valide, espresse con una ardita virulenza dissacrante. Si ha la supponente sensazione del compiacimento voluto e perseguito nel disorientare, nello sconvolgere, nello strabiliare e si percepisce, a volte, il recondito timore manifestato implicitamente dall’autore nel non voler far scoprire l’improvvida casualità, l’inopportuna sintesi, la voluta forzatura cui è pervenuto. Sono indici che, nel rivelare la non sufficiente esperienza acquisita a saper cogliere la “ratio” espressa nelle sue possibili valenze, assecondano una proditoria provocazione espressa dall’elucubrazione, spinta alle imponderabili ed inosabili farneticazioni, imprevedibile quando sfocia nell’orrido inteso come una sfida tendente a voler provocare, ma anche ad alimentare, rimestandolo, il pantano stantìo dell’incomprensione.

La libertà di concepire ed esporre le idee - spesso servendosi di inusuali mezzi e di una enorme quantità di brandelli concettuali astrusi ed assemblati, a volte, senza una “ratio” logica - diventa, a volte, un pretesto per evidenziare nelle opere ostentate non l’esigenza di cogliere e soddisfare i bisogni e le esigenze dell’uomo contemporaneo, ma per partecipare una shockante, dissacrante e pruriginosa sensazione avvertita: imporre il proprio punto di vista evidenziato, anche se non condivisibile, per affermare la supremazia conseguita dal proprio cogito.

Come conciliare, allora, la libertà espressiva, tipica dell’artista, con i criteri adottati, ma da alcuni ritenuti in buona parte superati, idonei ad analizzare, capire e giudicare le opere prodotte, tenendo ben presenti i mutamenti ed i codici dei nuovi linguaggi adoperati, in particolare quello usato dalla telematica digitale che ha rivoluzionato i consueti mezzi della comunicazione? L'elettronica ci porta un "pensiero visivo" molto flessibile perchè spazia in vasti campi e amplifica l'invenzione, determinata dalla creatività stimolata dalla tecnica, che intende trasfigurare, spesso a qualsiasi costo, l’estetica dell'arte moderna, soprattutto quando intende innovare la condivisa figurazione, in quanto è pur vero che, mutando le regole ordinamentali, si incide sulla “sostanza” del rappresentato e sulla sua comune identificazione.

La differenza tra il pennello, il carboncino, la matita, il bulino e lo scalpello - strumenti tradizionali costitutivi del “fare arte” - e le nuove ed inattese tecniche digitali la si avverte nell’uso e nella forma ed è dovuta anche all’intelligente applicazione dei programmi operativi e alle conseguenti, esperimentate ed approfondite, tecniche di elaborazione di cui si avvale l'artista contemporaneo.

E’ un mezzo “moderno” di rappresentare la “ratio”, nella diversa “elaborazione creativa”, per far recepire in forma telematica quella “stessa concettualità” della quale i fruitori dell’arte, e di quella visiva in particolare, non possono non tenerne conto.Un linguaggio diverso da sperimentare, nonostante le contaminazioni, per “tratteggiare” e trasmettere visivamente dei concetti che “l’arte della comunicazione”, tra finzione e realtà, passato e presente, deve far proprio per entrare in simbiosi con la fruizione contemporanea a cui trasmettere le emozioni e le sensazioni mediante la raffigurazione dell’immagine virtuale elaborata, con una codificazione segnica aggiornata, manipolata per far intravedere ed intendere, le movenze dei possibili passaggi catturati da un’attenta percezione visiva allo scorrere della proiezione, trasferita dallo schermo interiore sul video, per far cogliere là, in un diverso ma logico ed attuale contesto, le riassemblate informazioni visive.

L’artista moderno, cogliendo i diversi stati d’animo, deve saperli interpretare facendoli interagire con la realtà virtuale per modularla secondo gli stati d’animo sognati, concepiti, vissuti o creati, affinché siano sempre “in presa diretta” con l’evoluta coscienza fruitiva.
Un metodo forse istintuale, ma indispensabile per ritrovarsi - nonostante i ritmi vorticosi dell’elaborazione psichica - per intuire e far percepire le forme fluttuanti nello spazio creativo.

Seguendo queste sensazioni l’artista deve tendere a far “trasmigrare” la sua concettuale elaborazione “visiva” della ratio, da far recepire e condividere dai suoi contemporanei.
Il tradizionale concetto sulla comprensione dell’opera d’arte, se è favorito e mediato dalla produzione, può aprirsi così a far comprendere ed accettare anche le esigenze manifestate dall’evoluta società, rappresentate mediante un espressivo linguaggio che ne interpreti e comunichi i suoi comportamenti, anche se irrazionali e non sempre condivisibili. Queste nuove tecnologie, diversificate nei visualizzati contenuti, devono configurare dei “movimenti in itinere” e non dei “momenti fotografici” perché sono questi che “abbassano” il valore culturale e, per conseguenza, anche quello poi attribuito dal mercato.

Sono in diversi ad affermare che questo modo di interpretare e di rappresentare non fa parte del comune concetto dell’arte, almeno quella pittorica, come, dall’antichità ad oggi, è stata intesa ed espressa. La pittura, per comune riscontro, sopravvive alle rivoluzioni estetiche per la capacità acquisita di rinnovare la distanza critica che ciascun fruitore, edotto e non, prova davanti all’opera “appesa” dall’artista e posta la centro dell’attenzione.

E’ indubbiamente una diversa concezione del paesaggio e della ritrattistica che conduce ad un mutato “neorealismo” che si astrae nel rappresentare il vedutismo, il romanticismo, il naturalismo, l’impressionismo, perchè è cambiato quel concetto del paesaggio in cui l’essere opera fisicamente e psichicamente in spazi fino a ieri non consueti (anche se oggi, sotto molti aspetti, sono un po’ ambigui) nei quali, comunque, si avvertono le presenze delle azioni dell’uomo (le capacità, le asprezze, le vanità, le debolezze, le perfidie) e della donna oramai non più vestale, ancella inquieta ed oggetto del solo desiderio, ma colta nelle sue azioni di rivalsa - “bad girls” o “geische metropolitane” (donne cattive o di piaceri metropolitani) - perché nella deleteria violenza acquisita, anche se armata, a quella tacitamente sopportata, dà la percezione del “post femminismo”.

La trasformazione è evidente nella società contemporanea ed è colta e codificata nell’arte per riuscire a partecipare i tanti ed i diversi aspetti di una metamorfosi in continua mutazione.
Le opere proposte devono poter coniugare due esigenze tra loro non contrapposte:

  • la “tattile” dovuta alla laboriosità che realizza l’opera d’arte;
  • la “immateriale” in grado di far percepire la creatività resa immagine.

Soltanto l’evoluta maturità del linguaggio, visualizzato dalla competenza che esalta l’acume, può delineare i criteri idonei a far comprendere i nuovi e diversi “messaggi espressi”. La moderna concettualità sarà in grado di tenere alta la tensione emotiva, la curiosità per l’interpretazione innovativa, l’attesa crescita perseguita dal rinnovo, provocato dalla crisi interiore, per evidenziare quegli indispensabili valori che segnano l’evoluto cambiamento di una società in continua trasformazione? E’ questa la vera sfida posta a quanti operano in questo settore dello scibile umano affinché non si “adeguino e non adeguino” la loro selezionata produzione artistica alla ristrettezza mentale delle masse odierne, ma allarghino, per quanto é possibile, il loro orizzonte culturale, nonostante le precarie, e largamente diffuse, difficili condizioni sociali ed economiche. Interpretando le tensioni contemporanee, gli artisti devono indicare, tracciare e visualizzare - con i patemi vissuti e le sperate certezze - quelle legittime attese anelate dalla società in cui operano, sempre più protesa alla ricerca di un progredito, civile ed appagante benessere interiore.

Vito Cracas